Tra le sfide della viticoltura del futuro, la più affascinante e incredibile sembra ormai a portata di mano: l’introduzione, anche nel nostro paese, di viti interspecifiche resistenti. Sono varietà ottenute per incrocio tra vitigni di origine europea e viti americane e/o asiatiche in grado di acquisire resistenze alle principali malattie fungine, ma anche al freddo e ai cambiamenti del clima. I vantaggi che questi vitigni portano sono evidenti, soprattutto in termini di ecosostenibilità e di risparmio, consentono infatti una viticoltura più sana ed economica, quindi di risparmiare sui trattamenti fitosanitari e così anche nel fabbisogno di lavoro in vigneto. È opportuno ricordare che la coltivazione delle tradizionali varietà di vite, che non possiedono nel proprio genoma geni di resistenza a peronospora e oidio, richiede un elevato numero di trattamenti fitosanitari nel corso della stagione vegeto-produttiva, tanto da far inserire la viticoltura tra le attività agricole di maggior impatto ambientale. Gli incroci interspecifici in alcuni Paesi, soprattutto per motivi climatici, sono di grande attualità (per il freddo nell’Est Europa, in Canada e USA, per la tolleranza alla piovosità in alcune zone del Brasile). Innovativi ibridi di nuova generazione, ottenuti con la tecnica della Mas (Marker Assisted Selection: selezione assistita tramite marcatori) sono pronti all’iscrizione.
L’interesse suscitato da questi nuovi vitigni (resistenti/tolleranti alle malattie fungine) presso i viticoltori della RER è enorme, soprattutto da parte di coloro che della sostenibilità hanno fatto la loro missione aziendale. Con le varietà di vite resistenti alle crittogame i viticoltori giocano quasi di anticipo sulla natura, dato che qualsiasi trattamento antiparassitario è un oggettivo “rincorrere il problema”. È evidente, tuttavia, che l’introduzione di nuove varietà in un territorio vitato comporta per il vitivinicoltore scelte precise, ben ponderate, saggiamente calcolate, per compiere le quali esso deve essere necessariamente guidato e incentivato, ma soprattutto informato sulle conoscenze acquisite. Per tali ragioni, il programma formativo si propone di trasferire agli utenti le acquisizioni scientifiche recenti sulle varietà resistenti. Di fatto il corso mira a far conoscere e valutare le migliori varietà resistenti, ai patogeni e agli stress abiotici, coltivabili in E-R nonché le più adatte tecniche di gestione agronomiche ed enologiche finalizzate alla loro migliore espressione in un contesto di vitivinicoltura altamente sostenibile.
| Tecniche di base per una vitivinicoltura sostenibile e di qualità | Ore 8 |
-Brevi accenni di storia e diffusione della viticoltura nel mondo;
-Morfologia, biologia e fenologia della vite;
-Impianto del vigneto: scelta del portinnesto, scelta varietale, forma di allevamento, Gestione del suolo e della chioma, vinificazione in rosso e in bianco.
| Miglioramento genetico della vite | Ore 8 |
-Tecniche di incrocio e selezione
-Nuove tecniche di ingegneria genetica (Transgenesi, Cisgenesi, Genome editing)
-Analisi dei protocolli di valutazione delle caratteristiche agronomiche ed enologiche delle varietà resistenti ai patogeni
-Vivaismo e propagazione della vite
| Vitigni resistenti e viticoltura biologica | Ore 8 |
-Principi generali sull’agricoltura biologica;
-Strategie di difesa in viticoltura biologica;
-Vitigni resistenti e loro impatto sull’agroecosistema viticolo biologico
| Valutazione in campo di vitigni resistenti a confronto con vitigni tradizionali | Ore 5 |
Lezione in vigneto per la valutazione diretta delle caratteristiche agronomiche delle varietà resistenti abbinata a analisi sensoriale (consumer test) di vini ottenuti da vitigni resistenti vs vitigni tradizional
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